Cosa misurano le Prove

Le Prove non testano capacità in più rispetto a quelle che si devono acquisire a scuola, verificano solo quello che la normativa prevede che gli studenti della nostra scuola sappiano fare. E nulla di più.
Il punto di partenza della preparazione delle Prove sono le Indicazioni nazionali e le Linee guida del Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (MIUR), che descrivono i traguardi che gli allievi devono raggiungere e rappresentano quindi il punto di riferimento del lavoro di ogni insegnante.
Sulla base di questi documenti l’INVALSI ha elaborato i Quadri di Riferimento, che definiscono con precisione quali competenze, conoscenze e abilità devono essere misurate attraverso le prove standardizzate, e che a loro volta sono la base per gli autori.

NON SI PUÒ MISURARE TUTTO Le Prove infatti non misurano tutto, né potrebbero praticamente farlo. Non misurano ad esempio le capacità di comunicazione verbale e scritta, né le competenze affettive e relazionali. Per questo non sostituiscono la valutazione degli insegnanti, che deve guidare la formazione di ogni singolo ragazzo.
Le Prove misurano l’apprendimento di alcune competenze fondamentali, indispensabili per l’apprendimento scolastico anche delle altre discipline, così come nella vita, per la cittadinanza o sul lavoro. Si tratta in altre parole di un corredo di competenze chiave che la scuola ha il dovere di trasmettere e che ogni ragazzo ha il diritto-dovere di acquisire. E il modo migliore per rendersene conto è andare a vedere quali sono, disciplina per disciplina.

IN PRATICA, COSA VIENE VALUTATO? Capire e farsi capire nella propria lingua è fondamentale, anche perché la lingua è una palestra del pensiero. Per questo, oltre che la conoscenza della grammatica che serve per esprimersi, nella Prova di Italiano si verifica la capacità di comprendere un testo autentico, letterario o meno, misurando sette aspetti della competenza linguistica che valutano la capacità degli studenti di riflettere sul testo, valutarlo, comprenderne l’organizzazione logica e le connessioni interne.
La Prova di Matematica verifica le conoscenze più importanti, la capacità di risolvere problemi e quella di argomentare in quattro ambiti: probabilità e statistica, aritmetica o algebra, geometria, relazioni e funzioni. Delle tre Prove, è quella che più dipende dal possesso di conoscenze disciplinari, ma i quesiti partono spesso da problemi del mondo reale, e chiedono agli allievi anche di saper riflettere sul perché delle scelte, quindi di saper utilizzare correttamente la logica deduttiva.
La Prova di Inglese misura la capacità di capire gli altri nella vita reale attraverso quesiti basati su testi da leggere o da ascoltare autentici, tratti dalla quotidianità, ed è quindi quella meno legata al possesso di conoscenze, ad esempio di grammatica.
È quindi evidente che le Prove INVALSI non sono test di memoria; richiedono invece agli studenti la capacità di ragionare per utilizzare al meglio quanto hanno imparato, non semplicemente perché previsto da una normativa, ma soprattutto perché la capacità di ragionare è fondamentale per tutta la vita.

COME NASCONO LE PROVE Produrre un quesito per una Prova nazionale INVALSI richiede un lavoro molto più lungo e complesso di quello necessario per produrre un esercizio per un libro di testo scolastico. Mentre quest’ultimo serve soprattutto a far esercitare gli studenti, i quesiti INVALSI hanno il compito di misurare competenze, conoscenze e abilità molto precise.
Per preparare una Prova occorrono infatti due anni di lavoro che vedono impegnati quasi duecento autori, selezionati fra insegnanti, dirigenti scolastici e ricercatori, con la collaborazione di esperti delle discipline esaminate, e l’aiuto di oltre duemila ragazzi.

L’IDENTIKIT DELLA BUONA DOMANDA Una buona domanda deve toccare una competenza prevista dai Quadri di Riferimento INVALSI, deve essere chiara e non ambigua o fuorviante, deve avere un linguaggio adatto all’età e non dev’essere troppo lunga. Non deve favorire o penalizzare i maschi o le femmine, chi frequenta un particolare tipo di scuola o ha una particolare visione delle cose. Ma soprattutto, una buona domanda deve testare una competenza specifica e solo quella. Anche una formulazione apparentemente semplice può infatti richiedere la padronanza di più competenze, che potrebbero interferire con la misurazione di quella desiderata.
Un’ulteriore difficoltà è rappresentata dal fatto che una prova è composta da decine di domande, e ce ne devono essere diverse per ogni livello di apprendimento di ciascuna delle competenze previste.
La Prova deve inoltre poter essere completata nel tempo a disposizione. I gruppi degli autori possono continuare a discutere e migliorare sia le singole domande sia la composizione della Prova anche per mesi, ma può non bastare. Non è facile identificarsi con il punto di vista degli studenti e capire qual è il vero livello di difficoltà di un quesito, né quanto potrebbero essere fuorvianti le risposte non corrette.

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